Come funziona l’immunoscintigrafia

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Come funziona l’immunoscintigrafia

Tra le più recenti applicazioni diagnostiche della scintigrafia, va menzionata l’immunoscintigrafia, che si esegue utilizzando nel corso dell’esame di medicina nucleare degli anticorpi monoclonali marcati. Più precisamente durante la scintigrafia si somministra al paziente uno specifico anticorpo marcato, che una volta circolante nell’organismo prosegue il suo iter fino a bloccarsi sulle molecole tipiche di specifiche anomalie di natura patologica. Grazie ai migliori risultati garantiti dagli anticorpi monoclonali marcati rispetto ai traccianti classici, questa tecnica diagnostica viene utilizzata per identificare determinati tumori ed eventuali casi di recidive. Gli anticorpi marcati vengono trattati con molecole radioattive i cosiddetti radionuclidi che si accumulano nelle cellule produttrici degli antigeni creando un diretto legame con quest’ultimi offrendo l’acquisizione di dati rilevanti per la localizzazione di un eventuale tumore primitivo. Inoltre gli anticorpi monoclonali marcati permettono di individuare la sede di possibili propagazioni a distanza di grandi o piccole dimensione agevolando in questo modo la stadiazione del tumore. Per altre notizie si rimanda alla lettura di https://www.starbene.it/medicina-a-z/scintigrafia/i-nuovi-sviluppi:-l%E2%80%99immunoscintigrafia.

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Applicazione della tecnica diagnostica

immunoscintigrafia

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Dal punto di vista clinico il ricorso agli anticorpi monoclonali consente di riconoscere diversi antigeni tumorali con implicazioni diagnostiche più precise, dal momento che è possibile identificare vari tipi di tumore come ad esempio quelli: mammari, cerebrali, polmonari, ovarici, gastroenterici, melanoma. Ma come funzionano gli anticorpi radiomarcati? Tenendo conto che le cellule tumorali presentano antigeni tumorali che non vengono espressi dai tessuti sani, servendosi in campo diagnostico di anticorpi monoclonali marcati specifici per questi antigeni, è possibile individuare i tessuti neoplastici mediante una rilevazione esterna. Si può avviare così una formulazione più sicura della presenza di un tumore, anche se di contro si deve affrontare un disagio: i tessuti sani vengono esposti ad un alto livello di radioattività, una condizione che limita la piena applicazione clinica di questa tecnica investigativa. Per contrastare questa condizione sfavorevole sono state sviluppate tecniche di pre-targeting che hanno lo scopo di migliorare il rapporto segnale/rumore di fondo, questo perché gli anticorpi e l’isotopo sono somministrati in tempi diversi.

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