Intervento DBS dei pazienti parkinsoniani

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Intervento DBS dei pazienti parkinsoniani

La stimolazione elettrica pulsata continua mediante elettrodi inseriti nel cervello ossia l’intervento DBS rappresenta una procedura indicata per il trattamento dei pazienti parkinsoniani, si tratta di un metodo di stimolazione senza fili e senza elettrodi del cervello che si basa sulle nanotecnologie e sull’utilizzo di campi magnetici da personalizzare al singolo paziente. La tecnologia di stimolazione cerebrale profonda DBS (Deep Brain Stimulation) nasce dallo sviluppo della tecnologia dei pacemaker ai disturbi neurologici e si indica ai soggetti colpiti dalla malattia di Parkinson con un quadro clinico caratterizzato da fluttuazioni motorie e discinesie non più controllabili dai farmaci tipici della terapia medica. Non tutti i pazienti parkinsoniani possono sottoporsi a questa terapia di stimolazione elettrica pulsata, che viene raccomandata principalmente ai soggetti in un buono stato di salute con non più di 70 anni, i quali sono stati colpiti da effetti collaterali dovuti alla terapia farmacologica utilizzata per controllare la malattia, ma questi pazienti devono avere una risposta positiva alla somministrazione di levodopa, inoltre è necessario che tali soggetti presentino delle funzioni cognitive e mentali integre ed imaging neuroradiologico normale. Altre notizie su https://weareparky.wordpress.com/2017/02/23/lintervento-di-dbs-la-stimolazione-profonda-del-cervello/.

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Come si articola l’intervento chirurgico

intervento DBS dei pazienti parkinsoniani

intervento DBS dei pazienti parkinsoniani

La scelta dei pazienti che possono sottoporsi ad intervento DBS viene fatta attraverso un esame clinico che si basa sulla scala di valutazione della malattia di Parkinson, il paziente viene valutato tenendo conto di diverse voci: stato mentale, funzioni motorie, attività quotidiane, eventuali complicanze associate alla terapia, stadio della malattia, valutazione del tremore, stima della rigidità, analisi di acinesia e di disturbi dell’equilibrio. In base alla valutazione ed alla prevalenza di uno dei sintomi sugli altri, si seleziona la regione cerebrale dove impiantare l’elettrocatetere; nel corso della preparazione pre-impianto si eseguono ulteriori investigazioni quali: esami del sangue, Rx toracico, ECG, Rx cranio, TAC e RM dell’encefalo. L’intervento prevede due fasi distinte, si inizia la sera prima dell’intervento chirurgico quando il paziente deve interrompere l’assunzione di farmaci, e con l’acquisizione di immagini del cervello mediante RM e TAC si individua il posizionamento degli elettrodi sistemando un casco che consente di raggiungere la zona del cervello interessata; l’impianto degli elettrodi si esegue prima da un lato poi dall’altro individuando un punto di entrata in regione frontale dove si pratica una piccola incisione, al termine dei due lati gli elettrodi vengono collegati a sottili cavi che fuoriescono dal cranio. La seconda fase dell’intervento prevede l’inserimento sottocutaneo della batteria, si crea una tasca  al di sotto della clavicola o dell’addome dove inserire il neurostimolatore a cui collegare i cavi che escono dal cranio. Dopo l’intervento, il neurostimolatore viene programmato per avviare l’invio degli impulsi elettrici per controllare i sintomi della malattia, la progressione della malattia richiede successivi controlli e regolazioni.

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